Tra Pazienza e Zerocalcare

Aggiornamento: 18 gen


Tra Pazienza e Zerocalcare ? Ci sono vent’anni di strisce e illustrazioni che hanno creato le basi per il successo dei fumetti di oggi.

di Valerio Mattioli - dal sito La Repubblica XL - 07 gennaio 2014

HIU 2000 Happening Internazionale Underground - AlePop (illustrazione inedita)


Quella del fumetto underground italiano è una saga sommersa. Non solo perché al di là dei casi Gipi e Zerocalcare c’è un’intera storia «ai margini»: quanto perché è una storia lunga, erede di vent’anni di slanci, vittorie, fallimenti e impeto do-it-yourself. Già a inizi anni 90, a preparare il terreno per l’esplosione degli indiecomics tricolori ci pensò una generazione che lavorò sottoterra e nell’indifferenza altrui: «Venivamo dopo Cannibale, dopo Frigidaire, dopo Valvoline, dopo Pazienza: sembrava che finita quell’esperienza non potesse esistere altro. Era la stagione dei centri sociali, delle posse, della cultura antagonista: noi abbiamo tenuto in vita un cadaverino boccheggiante, rianimandolo e gettando le basi di quello che sarebbe venuto poi».

A parlare è AlePOP, una firma ben nota ai lettori di XL. A disegnare fumetti ha cominciato già negli anni 80, e sotto la sigla AgitKOM continua a monitorare lo stato dell’underground visivo nostrano; all’inizio dei 90 invece, nella sua Bassano del Grappa, fu tra i protagonisti di quella rete che avrebbe battezzato il fumetto indipendente post-frigidairiano: «C’erano situazioni sparse in tutta Italia: io lavoravo qui nel nordest, a Torino c’era Niccolò Gros Pietro, a Ravenna operavano Gianluca Costantini ed Elettra Stamboulis, a Roma personaggi come Maurizio Ribichini e David Vecchiato». Snodo fondamentale di queste esperienze diventa attorno alla metà dei 90 l’Happening Internazionale Underground (HIU), ideato in quel di Milano da Marco Teatro e proseguito per nove edizioni fino al 2003. Secondo AlePOP, «l’HIU introdusse in Italia un nuovo tipo di comunicazione, oltre che visiva, anche sociale: raccontò in tempo reale la guerra in Serbia, si collegò da Pancevo con Zograf che disegnava sotto i bombardamenti NATO, accompagnò l’ascesa del movimento nato a Seattle fino al punto di non ritorno del G8 di Genova.



Da Subway 1999 - Dast

Mostra organizzata nella metro di Milano da Altervox, allestimento con immagini calpestabili


Era un evento nato a Milano e ospitato al Leoncavallo, ma da lì presero forma edizioni itineranti che diffusero la nuova cultura underground in tutto il Paese. Non sempre eravamo capiti e accettati. Anzi, a volte i primi critici del nostro lavoro erano gli stessi militanti “di movimento”». Parallelamente all’HIU, l’Italia conobbe un’autentica (piccola) esplosione di riviste e fanzine: a diffondere il verbo del nuovo fumetto off off ci hanno pensato in tempi diversi testate come Interzona, Katzyvari, Kerosene, Inguine Mah!gazine, senza dire di altre che magari durarono lo spazio di un numero o due. Fu la fase eroica di un fenomeno orgogliosamente fai-da-te e scarsamente considerato non solo dalla critica, ma anche dalle vestali del fumetto “ufficiale”: David Vecchiato, che nel 1992 fondò Katzyvari (e che anni dopo avrebbe curato con AlePOP e XL il progetto IUK, Italian Underground Komix), ricorda come «nelle fiere del fumetto dei primi anni 90 eravamo le pecore nere che mettevano nello stand i water con dentro le riviste degli altri editori. I nostri personaggi erano reietti punk consapevoli di non avere il lasciapassare per entrare in una società fintamente onesta: era l’immondizia che insorgeva perché schifata lei stessa da quello che stava accadendo in Italia nel passaggio al Berlusconismo». È forse anche per questo che, secondo Gianluca Costantini, «la nostra generazione è quella che se l’è passata peggio. Perché per noi “underground” significava una concezione di racconto molto sperimentale, che difficilmente poteva essere inscatolata in un contenitore ben specifico. Non è un caso che quello che è successo al fumetto italiano tra l’inizio dei 90 e i primi 2000 sia tuttora un buco nero, e infatti è un po’ che sto pensando di raccogliere quei materiali per riproporli magari online. Dimenticare quanto accaduto in quegli anni, sarebbe una perdita per tutti».

Costantini è attualmente curatore di Komikazen, il festival del «fumetto di realtà» che si tiene ogni anno a Ravenna. È anche il direttore artistico di Giuda Edizioni, ed è quindi in grado di tracciare un confronto preciso tra la scena fumettistica nata negli anni 90 e quella odierna portata avanti da realtà come Canicola,Delebile e Teiera, tutte a loro modo eredi della vecchia scuola orbitante attorno all’HIU, e al tempo stesso tutte irrimediabilmente diverse. «È cambiato il tipo di immaginario, è venuto a mancare il legame coi centri sociali e il riferimento a quello che erano stati gli anni 80. Di autori visionari, che sperimentano col segno oltre che col racconto, ne sono rimasti pochi e hanno un mercato limitatissimo.


Opera di Dast per Altervox a Lucca Comics 1998


Se con Giuda pubblichiamo lavori come il libro sull’Egitto di Pino Creanza (Cairo Blues, ndr), magari vanno anche esauriti; ma se pubblichiamo artisti come Rocco Lombardi e Ciro Fanelli, sappiamo in partenza che ci rimetteremo. Lo facciamo perché ci interessa promuovere visioni laterali, ma è come se il vecchio sottobosco, strano e inaccettabile per il mainstream, non esistesse più; o per usare una metafora musicale, è come se dall’underground fossimo passati all’indie». L’emersione di una sensibilità educatamente «indie» è ben rappresentata dall’affermazione di personaggi come Alessandro Baronciani (che non a caso suona anche negli Altro), ma se vogliamo è controbilanciata da esperimenti come il mastodontico Puck di Ivan Manuppelli, che è arrivato a coinvolgere 170 artisti di diversa provenienza e generazione, o dall’attitudine risolutamente punk del gruppo Lamette capeggiato da Simone Lucciola, «la comic production più rozza d’Italia». Impossibile poi non considerare un festival come Crack!, che ogni anno riempie il Forte Prenestino di Roma e che del vecchio HIU è da molti punti di vista erede.



Opera di Christopher Ulrich per la cover di Apuckalypse, ultimo numero di Puck.


Ad animarlo è un’altra vecchia conoscenza dell’underground anni 90, l’instancabile Valerio Bindi che ricorda come la nascita del festival servì anche a illuminare quello che a posteriori resta un autentico punto di svolta: «Quando pubblicammo il primo libro-catalogo del festival, ne venne fuori un ritratto piuttosto fedele di quello che stava diventando il fumetto underground italiano a inizi anni 2000. Stavano emergendo tantissimi giovani che, almeno spero, Crack! ha aiutato a diffondere, e se da una parte prendeva sempre più forza l’idea di un attacco oramai frontale nei confronti della tradizione di Frigidaire, dall’altra l’esempio di collettivi stranieri come i francesi di Le Dernier Cri alimentò una forma di terrorismo grafico che negli anni è diventato uno dei tratti più distintivi della rassegna». Come AlePOP, Bindi individua nel G8 genovese del 2001 uno spartiacque umorale oltre che generazionale e quando gli chiedo quali siano a suo parere gli artisti più rappresentativi dell’attuale panorama underground, risponde citando gli stessi nomi che per telefono mi aveva elencato Costantini: da una parte, l’eredità freak, ultrapsichedelica di un bruitiste come Ciro Fanelli; dall’altra, la nouvelle vague del fumetto d’artista rappresentata in primo luogo dal gruppo Canicola. «Quando siamo nati nel 2004, alcuni di noi arrivavano dallo stesso retroterra generazionale di Costantini & co», mi racconta Edo Chieregato che di Canicola è tra i fondatori.


Catalogo HIU illustrazione Firehouse (duo serigrafico USA), poster e cover di AlePop


«Ma da subito il desiderio è stato di distacco, di intraprendere direzioni nuove, anche attraverso l’inserimento di autori ventenni come Michelangelo Setola e Alessandro Tota». Un altro aspetto interessante è che «negli ultimi anni in Italia è cresciuto il numero delle disegnatrici: penso alle varie Anna Deforian, Bianca Bagnarelli, Alice Milani, Cristina Portolano, Alice Socal, Viola Niccolai, Sarah Mazzetti, Silvia Rocchi».

Anche per questo, secondo Chieregato la scena fumettistica italiana sta attraversando «un ottimo periodo in termini di vitalità», e a fargli eco ci pensa un altro dei nomi di punta del fumetto (ex?) underground qual è il Dr Pira, ennesima conoscenza dei lettori di XL e punta di diamante del gruppo Superamici, che per inciso ha recentemente cambiato nome in… Fratelli del Cielo.



Fratelli del Cielo (Superamici) da sin.: Dr. Pira, Tuono Pettinato, Maicol & Mirko, Lrnz e Ratigher


Il caso Superamici (oltre a Dr Pira, al gruppo appartengono Ratigher, Maicol & Mirco, LRNZ e Tuono Pettinato) è se non altro eccentrico; comparsi sulle scene nella prima metà dei 2000, divennero subito una presenza anomala nel panorama fumettistico italiano: «Quando ci siamo conosciuti eravamo degli outsider: ci eravamo formati nello stesso clima che aveva dato vita a esperienze come Interzona e HIU, ma poi alla fne abbiamo scoperto che ci piaceva più restare tra noi e fare le nostre cose assieme, senza nulla di programmatico. Volevamo anche contaminarci con mondi esterni a quello del fumetto, fare copertine di dischi, magliette, manifesti, cose così… Un parallelo potrebbe essere con quello che negli stessi anni stava succedendo in America attorno all’editore Picturebox Inc.». E in effetti il magnum opus di Pira, la trilogia Gatto Mondadory pubblicata da GRRRzetic (il terzo volume è atteso per il 2014) è un capolavoro storto che non sfigurerebbe nello stesso catalogo che ha ospitato i vari Mat Brinkman, C.F. e Matthew Thurber. Il cadaverino boccheggiante evocato da AlePOP, che dopo Frigidaire scalciava per emanciparsi da un passato fin troppo mitizzato, si è insomma trasformato in una creatura mutevole, forse anche contraddittoria, ma a conoscerla bene eccitante. La speranza è che agli underground heroes di oggi non spetti la stessa colpevole indifferenza che l’Italia riservò ai pionieri di vent’anni fa. E che quando si parla di fumetti, ci si ricordi che dopo Pazienza e prima di Zerocalcare, c’è stato chi non ha mai smesso di «disegnare nasi storti».

L’illustrazione di apertura è di AlePop realizzata (ma inedita) per l’Happening Internazionale Underground del 2000.

Pubblicato su XL 92 dicembre 2013


Articolo originale > https://xl.repubblica.it/articoli/comics-underground/8327/




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